| Città in provincia di Pesaro e Urbino , a 36 km da Pesaro, a 485 metri sul livello del mare tra le valli dei fiumi Foglia e Metauro; l'abitato, che si estende in posizione panoramica su due rilievi collinari ed è tuttora racchiuso entro la cinta delle mura ducali, si raccoglie con struttura compatta intorno alla poderosa ed elegante mole del Palazzo Ducale. il grande interesse storico e artistico dei suoi insigni monumenti rinascimentali ne ha fatto una delle mete più apprezzate dal turismo nazionale e internazionale. Inoltre è sede di un importante polo universitario. Insediamento dei Galli Senoni (sec. IV a. C.) divenne colonia romana nel 285 a. C. Guarnigione gotica con Teodorico, poi dominio longobardo (sec. VIII) e quindi vescovile in età carolingia, con gli Ottoni Urbino dimostrò la propria vocazione ghibellina, parteggiando successivamente per gli imperatori della casa di Svevia. Questi la affidarono ai Montefeltro, che ne furono stabilmente signori dal 1234, e poi, soprattutto con il duca Federico, la portarono a una ragguardevole floridezza riconfermata, agli inizi del sec. XVI, dal duca e capitano generale Francesco Maria della Rovere.Dopo un periodo di decadenza, la città cadde nel 1631 sotto lo Stato Pontificio. Gli urbinati si ribellarono (1797) ai francesi e nel 1798 fecero parte della Repubblica Romana. Dal 1808 al 1814 Urbino fu inclusa nel Regno Italico. La città, distesa su due colli in posizione panoramica, conserva praticamente intatto l'aspetto acquisito durante il dominio dei Montefeltro (sec. XIII-XVI), e in particolare di Federico e Guidobaldo (1444-1508). Dominata dal Palazzo Ducale, cinta dalle mura, Urbino, con le sue case e i suoi palazzi in cotto, è uno dei più significativi esempi della cultura del Rinascimento. Massimo monumento è il Palazzo Ducale, di origine medievale, ricostruito dal 1468 da L. Laurana per il duca Federico. Il palazzo è accentrato intorno al cortile, capolavoro dell'architetto, dal pacato ritmo strutturale scandito dalle lesene marmoree sui muri in cotto. La facciata, alta sul colle, unisce il tema del doppio arco onorario con il felice accostamento dei due “torricini”, da cui trae il nome. A Francesco di Giorgio Martini si deve un secondo cortile, detto “del Pasquino”, con una bellissima loggia. Ambrogio da Milano, raffinatissimo decoratore, realizzò assieme ad altri gli splendidi portali, le finestre sulla piazza e lo scalone monumentale di accesso alle varie sale. Fra gli ambienti conservati, notevoli soprattutto il sacello del Perdono (attribuito al Bramante) e il celebre studiolo ducale, ornato di una splendida serie di tarsie lignee eseguite da Baccio Pontelli. Il Palazzo Ducale è sede della Galleria Nazionale delle Marche, le cui raccolte derivano in gran parte dalle collezioni ducali. Tra i dipinti più importanti che vi si conservano sono la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, la Muta di Raffaello, la serie di ritratti di uomini illustri di P. Berruguete, le tavolette con la Profanazione dell'Ostia di P. Uccello. Fra gli altri monumenti della città, interessanti la gotica chiesa di S. Domenico, del sec. XIV; l'oratorio di S. Giovanni Battista (sec. XIV), con affreschi dei fratelli Salimbeni (1416); il duomo, ricostruito in forme neoclassiche dal Valadier nel sec. XVIII. La casa che fu di Raffaello ospita l'Accademia Raffaello. Nei dintorni di Urbino si trova la chiesa di S. Bernardino, di Francesco di Giorgio Martini (ca. 1480). La città fu un famoso centro di produzione delle maioliche rinascimentali, in grado di rivaleggiare con Faenza. Iniziò la sua rapida ascesa verso il 1520 con la venuta di Guido Durantino, figlio di Niccolò Pellipario di Casteldurante. Guido assunse, dopo il 1542, il cognome Fontana e lo trasmise ai figli, Camillo, Orazio, Nicola, tutti attivi a Urbino, dove elaborarono maioliche istoriate a soggetto storico, mitologico, sacro con uno stile inconfondibile, caratterizzato da una tavolozza calda e luminosa. Verso il 1528 anche Niccolò Pellipario si trasferì nella città diffondendovi il gusto delle coppe amatorie con il busto della “bella”. Seguace del Pellipario, Xanto Francesco Avelli fu un'altra figura di primo piano dell'arte ceramica urbinate. Verso il 1570 incominciò a essere adottata nelle botteghe di Urbino la decorazione a grottesche derivata da Raffaello e perciò detta “a raffaellesche”, e contemporaneamente si affermò anche il gusto per il modellato, espresso in medaglioni, festoni, sostegni a zampa leonina, manici a forma di delfini, serpenti e chimere. Questo tipo di decorazione è presente nei prodotti della bottega dei Patanazzi, attiva dal tardo Cinquecento sino al 1620. |