| Città in provincia di Latina, a 39 km dal capoluogo, a 22 metri sul livello del mare, sul litorale tirrenico, ai piedi dei Monti Ausoni. Nell'abitato si individua nettamente il nucleo originario, con caratteri urbanistici medievali sulle propaggini meridionali degli Ausoni, e i quartieri urbani più recenti, con struttura più regolare. Oggi rinomato centro turistico, è stata l'Anxur dei Volsci, sottomessa dai Romani (406 a. C.). Per rendere più solidi i legami, data l'importanza della posizione di passaggio tra il Lazio e la Campania, vi fu inviata una colonia (318 a. C.). Più tardi assunse il nome di Terracina e divenne la città più fiorente della zona. Subì devastazioni dai barbari e dai Saraceni. Appartenne per qualche tempo al ducato bizantino di Napoli, poi passò stabilmente alla Chiesa (882). Verso il sec. XVI decadde con l'impaludamento della zona; fu ripristinata sul finire del sec. XVIII. Attraversata dalla via Appia, la città romana (Terracina) ebbe un prospero sviluppo e numerose sistemazioni urbanistiche nell'età di Silla, di Traiano e sotto i Severi. Il taglio traianeo del Pisco Montano per deviare la via Appia lungo il mare favorì lo sviluppo urbano nella zona pianeggiante. Di età sillana sono le mura in opus incertum con torri che salgono al monte Sant'Angelo. L'attuale piazza del municipio corrisponde all'antico foro (di cui conserva il lastricato), circondato da edifici (basilica, capitolium, un arco, il teatro) inglobati negli edifici moderni. Nella città bassa restano l'anfiteatro, due impianti termali, avanzi del porto. Il monumento più importante è il santuario di Giove Anxur sul monte Sant'Angelo. Il tempio, di tipo italico, poggiava su una grandiosa platea sorretta da arcate in opus incertum. Il duomo risale al 1074, fu modificato nel sec. XIII (epoca a cui risale il campanile) e nuovamente nel XVII-XVIII. L'interno, a tre navate, conserva il pulpito e il candelabro pasquale cosmateschi (sec. XIII). Si sono conservate in buona parte anche le fortificazioni (sec. XIII), innalzate su quelle di età romana. Nella parte moderna di Terracina sorge l'imponente chiesa neoclassica del Salvatore, di A. Sarti e G. Valadier (1830-46). Fu stipulato (1818) da Pio VII e da Ferdinando I, tramite i rispettivi rappresentanti, il cardinale Consalvi e Luigi de' Medici, per regolare i rapporti tra Chiesa e Stato nel regno delle Due Sicilie dopo gli sconvolgimenti dell'età napoleonica. |