| Regione dell'Italia centrale, estesa sul versante occidentale dell'Appennino e comprendente le isole dell'Arcipelago Toscano: si affaccia al mare e confina con la Liguria, l'Emilia-Romagna, le Marche, l'Umbria, il Lazio. Divisa nelle province di Arezzo, Firenze (capoluogo), Grosseto, Livorno, Lucca, Massa-Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Siena. Fu chiamata Etruria in età classica, Tuscia a partire dal sec. III, Toscana dal sec. X. Ha forma triangolare e, ha una sua particolare fisionomia, dovuta anche all'eterogeneità e alla complementarità delle sue parti costitutive. Prevalgono le rocce argillose, arenacee e marnose, facilmente erodibili, che conferiscono al paesaggio toscano le sue caratteristiche forme molli e ondulate; dove affiorano i calcari, le forme si fanno più aspre e dirupate. Si possono distinguere i rilievi dell'Appennino Tosco-Emiliano vero e proprio dai raggruppamenti montuosi e collinari dell'Antiappennino (o Preappennino), separati dall'Appennino da una linea immaginaria che collega Montecatini Terme con Chiusi; dell'Appennino fanno parte le catene più elevate lungo la fascia spartiacque, il gruppo del Pratomagno, tra il Casentino e il Valdarno Superiore, i monti del Chianti, a SW del Valdarno Superiore, e la catena meridiana che si allunga da N a S, delimitata a W dal Casentino e dalla Val di Chiana e a E dalla Val Tiberina; sul versante interno si dipartono dalla dorsale le Alpi Apuane. All'Antiappennino Toscano appartengono il massiccio trachitico del monte Amiata e le Colline Metallifere. Di notevole interesse specialmente per l'insediamento umano sono i bacini intermontani. La costa presenta ampie falcature sabbiose tese tra promontori rocciosi, i più tipici dei quali sono quelli di Piombino, di Punta Ala e di monte Argentario . Il clima è temperato ma con notevoli variazioni da zona a zona; Se si escludono gli alti corsi del Reno, del Santerno, del Lamone, della Marecchia e del Foglia, tributari del Mar Adriatico, tutti i corsi d'acqua toscani mandano le loro acque al Mar Tirreno. I principali sono il Tevere, che però interessa la regione solo con un tratto del suo corso superiore; l'Arno, che percorre il Casentino e il Valdarno; la Sieve (Mugello), il Bisenzio, la Greve, la Pesa, l'Elsa e l'Era, suoi affluenti; la Magra e il Serchio, che percorrono rispettivamente la Lunigiana e la Garfagnana; la Cecina, l'Ombrone e l'Albegna, che si aprono il corso tra i rilievi dell'Antiappennino.
Folclore Un complesso di credenze e superstizioni sopravvivono nella regione, testimoniate, da numerosi proverbi che prevedono la buona o la cattiva sorte pronosticata attraverso l'interpretazione, di fatti naturali o addirittura banali, o dalla sporadica sopravvivenza di riti atti a scoprire e a esorcizzare il malocchio. Tra le feste legate al ciclo dell'anno diffusissime erano a Calendimaggio le celebrazioni ispirate alla primavera: la sera della vigilia brigate di ragazzi e ragazze (maggiaiuoli) andavano nelle case delle ragazze fidanzate e ricevevano doni: maggi erano chiamate le canzoni intonate dalla comitiva, maio il ramo fresco infiocchettato recato da un giovane che precedeva gli altri, mentre rami più piccoli venivano offerti alle ragazze più belle. Esistevano anche maggi lirici che hanno dato origine a rappresentazioni drammatiche, a loro volta chiamate maggi, che vennero col tempo spostate ad altre stagioni e che costituirono e costituiscono tuttora la rappresentazione drammatica più importante della regione. Altri tipi di rappresentazione, come contrasto, testamento, zingaresca e bruscello, un tempo assai diffusi, sopravvivono ora sporadicamente. Canzoni epico-liriche, canzoni enumerative e iterative, canzoni alla rovescia, ninne nanne, rispetti e stornelli fanno parte del patrimonio culturale toscano. Rispetto e stornello sono solitamente seguiti da un ritornello di due o quattro versi detto anche rifiorito. Diffusissime le celebrazioni legate al ciclo dell'anno o alle feste patronali: tra le più importanti il Palio di Siena o quello marinaro di Livorno, la giostra del Saracino ad Arezzo, la regata tra le quattro città marinare a Pisa e infine a Firenze lo scoppio del carro il Sabato Santo, la partita di calcio in abiti rinascimentali, rievocazione di quelle giocate in piazza Santa Croce nel periodo mediceo, la festa del Grillo per l'Ascensione; tutte legate in prevalenza alla stagione primaverile con qualche appendice in estate e in autunno.
Gastronomia La cucina toscana è innanzitutto una cucina rustica, di campagna, fatta di sapori genuini mantenuti il più possibile inalterati, ed è una cucina sobria. Pochi elementi ma scelti ne sono la base: un pane dalla mollica compatta e dalla crosta dura, insipido, che entra dappertutto, fresco, abbrustolito, raffermo; una carne cotta sulla brace senza condimento, le verdure e i legumi, gli odori più saporiti, il tutto accompagnato da un olio d'oliva poco raffinato dall'aroma intenso. Predominano minestroni e zuppe a base di fagioli e verdure, appoggiati in genere sulle fette di pane raffermo (acquacotta, ribollita, bordatino, pappa col pomodoro); pane che può anche diventare l'elemento fondamentale di piatti come la panzanella, i crostini con i fegatini ecc. Specialità asciutte sono gli gnocchi del Casentino, le pappardelle al sugo di lepre o d'anatra dell'Aretino, i pici del Senese. Come carne dominano le parti pregiate, dalla gigantesca bistecca alla fiorentina all'arista di maiale, arrostite sulla graticola o allo spiedo. Si consumano in discreta quantità anche il pollame, l'agnello e la selvaggina, l'anatra all'arancia, nata proprio qui e portata in Francia dai cuochi di Caterina de' Medici. In tutta la regione è molto praticato l'allevamento dei suini, che fornisce eccellenti salumi; tra i più tipici la finocchiona, la soppressata, il biroldo o mallegato, le salsicce allo zenzero, il prosciutto di cinghiale. Essenziale è l'apporto delle verdure fresche, asparagi, carciofi, zucchine, fiori di zucca, spesso approntati nei fritti misti, e dei legumi, di cui i toscani sono grandi consumatori: piselli, fave e soprattutto fagioli (all'uccelletto, al fiasco ecc.). Le specialità marine sono contributo soprattutto di Livorno: il cacciucco, le triglie, lo stoccafisso, le telline e il tonno ecc. Diffuse in varie province le anguille anche sotto forma di cieche o “cee” (neonate). La casearia toscana si basa soprattutto sul latte ovino, producendo tipi più o meno dolci di pecorino da consumare fresco o stagionato, il ravviggiolo, le crete senesi o aretine; vi sono inoltre il brancolino di latte vaccino e i latticini di bufala della Maremma. La pasticceria toscana è piuttosto asciutta, con varie specialità regionali a base di farina di castagne: il castagnaccio e i necci della Lucchesia, la pattona, il baldino del Cortonese. Molti anche i fritti, mentre rinomati anche al di fuori della Toscana sono lo zuccotto, il panforte e i ricciarelli senesi, i brigidini di Pistoia, il buccellato di Lucca. Vino in Toscana equivale a chianti, noto in Italia e all'estero già alla fine dell'Ottocento. Altri ottimi rossi sono il montecarlo, il brunello di Montalcino, il carmignano, il nobile di Montepulciano, e tra i bianchi l'ansonica, l'elba bianco, l'aleatico, il montecarlo bianco, i bianchi vergini della Val di Chiana ecc. Pregiati i tipici vini da fine pasto: vin santo, vernaccia, malvasia e i liquori di antica produzione conventuale come il certosino, la gemma d'abete, l'alchermes. |